Catania, in aula l'omicidio Timonieri: "Vittima online fino alle 22:53"

Catania, in aula l’omicidio Timonieri: “Vittima online fino alle 22.53”

La deposizione del consulente al processo
CORTE D’ASSISE
di
3 min di lettura

CATANIA – “Il telefonino di Timonieri è rimasto connesso a internet fino alle 22.53 del 12 febbraio 2021”. Lo ha dichiarato in Tribunale, come esito del suo accertamento tecnico-informatico, uno degli esperti nominati dalle difese. È il consulente informatico forense Gabriele Pitzianti, designato dagli avvocati dei due principali imputati del processo.

La vittima, Vincenzo Timonieri, aveva 26 anni ed era di San Cristoforo. Il suo corpo, dopo il delitto, fu seppellito in una duna di Vaccarizzo. E di lui non si seppe niente fino al pentimento degli assassini rei confessi, Michael e Ninni Sanfilippo, che fecero ritrovare il corpo e oggi sono i principali testimoni dell’accusa, oltre che imputati.

I principali imputati

I principali imputati invece sono due presunti “pezzi da Novanta” della mafia catanese, ovvero Natalino Nizza figlio di Giovanni “banana”, potentissimo a San Cristoforo e Sam Privitera, uno che il clan dei Nizza avrebbe incaricato di comandare a Librino. Il consulente è stato designato dai loro legali. Una testimonianza da cui sono emersi nuovi, importanti, retroscena. Riguardano le prove sui telefoni, sui tabulati telefonici e sulle intercettazioni.

Il telefono e quel viaggio a Napoli

Secondo il consulente, “l’ultima chiamata tra Enzo Timonieri e la sorella termina alle 20.12 del 12 febbraio 2021”. Poi la connessione fino alle 22.53. L’esperto ha risposto alle domande dell’avvocato Luca Cianferoni, difensore di Natalino Nizza assieme all’avvocato Salvo Pace. Lo ha fatto riferendo su alcuni passaggi legati alle intercettazioni. E all’aggancio delle celle telefoniche che collocano il telefono di Timonieri a Napoli nelle date del 9 e 10 febbraio 2021.

“Hanno ucciso mio fratello”

Nel corso dell’esame, in risposta alle domande poste dall’avvocato Salvatore Catania Milluzzo, difensore con l’avvocato Andrea Gianninò di Sam Privitera, è emerso che anche quest’ultimo si trovava a Napoli nelle stesse date di Timonieri.

A tirare in ballo il viaggio era stato proprio Privitera. Che aveva detto: “Hanno ucciso mio fratello, per me Timonieri era un fratello”. E ancora: “Ci avevano sparato”, “la settimana della scomparsa eravamo assieme a Napoli”, “dopo l’omicidio ho avuto paura”. A conferma del viaggio a Napoli di Privitera sono state depositate foto, video, messaggi e conversazioni intercorse tra l’imputato, i suoi familiari e Timonieri, in quelle date e non solo.

L’esame della Procura

Rispetto agli elementi di novità portati dalle difese di Nizza e Privitera, è seguito il controesame della Procura rappresentata dai pubblici ministeri Rocco Liguori, Lina Trovato e Alessandro Sorrentino. E alcune domande di approfondimento poste dalla Corte, presieduta da Maria Pia Urso, al consulente Gabriele Pitzianti. Che ha chiarito puntualmente.

Le trascrizioni

In aula sono stati sentiti anche i periti trascrittori nominati dalla Corte d’Assise, che hanno confermato il lavoro svolto sulle intercettazioni. Lavoro già depositato. I quattro i periti hanno precisato di essersi confrontanti, punto per punto, con il consulente della difesa. Consulente che ha partecipato alle operazioni peritali, giungendo sostanzialmente alle stesse conclusioni.

Si torna in aula ad ottobre

Nella prossima udienza del 9 ottobre sarà possibile procedere alle eventuali richieste di fine istruttoria. Accusa e difesa potranno tecnicamente chiedere l’ammissione di nuove prove. Si potranno chiedere nuovi testimoni. O nuovi atti istruttori. Dopo la decisione su eventuali ammissioni e salvo ipotetici rinvii, si andrà avanti con la requisitoria dei pm, attualmente in programma per il 23 ottobre.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI